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Chi ha inventato il poker in modalità torneo.
Poker Live - L'uomo che ha ideato la modalità torneo
E' Walter Clyde Pearson (detto Puggy), l'uomo che ha cambiato il poker, ha inventato il poker in modalità torneo, dando degli ottimi spunti per la nascita dei campionati mondiali. Puggy ha vinto il titolo nel 1973 e ha collezionato due secondi posti nei due anni precedenti.
Quindi, se oggi i tornei di Texas Hold'em e, in generale, di tutte le varianti del poker sono così praticati, lo si deve anche a chi li ha ideati: Walter Clyde Pearson per tutti "Puggy". E' stato lui, infatti, ad avere l'idea della formula del torneo sportivo di poker, perché prima l'unica modalità conosciuta era quella cash, ossia a soldi veri.
Puggy propose, invece, che ognuno si sedesse al tavolo con lo stesso numero di fiches, perse le quali era obbligato ad alzarsi, finché sarebbe rimasto soltanto un giocatore (il vincitore del torneo). Questa è la formula chiamata freezeout, che vieta, cioè, di poter acquistare altre fiches (re-buy in gergo) una volta finite le proprie. Pearson, insieme al suo amico Nick "The Greek" Dandalos, propose l'idea a Benny Binion, che usò questa formula per ideare, nel 1970, le World Series of Poker, i campionati mondiali di poker.
Le prime fasi
Puggy è nato nel Tennessee a Adairville il 29 gennaio del 1929 in una famiglia di umili origini. Proprio per la povertà fu costretto a lasciare la scuola molto presto, all'età di 11 anni, per andare a lavorare. Compiuti i 17 si arruolò in Marina e li scoprì il gioco di azzardo e, in particolare il poker. Imparò anche a giocare a biliardo e a golf, con risultati subito eccellenti. Rimase in Marina per una decina di anni circa, poi, intorno alla metà degli anni '50, iniziò a dedicarsi al poker in modo professionale. Amava definirsi un "giocatore nomade", perché aveva l'anima del viaggiatore, voleva girare il mondo e vedere sempre posti nuovi.
Solo un mazzo di carte riusciva a fermarlo. Quando ne vedeva uno, tirava fuori i soldi e si sedeva la tavolo, pronto a ripartire una volta terminata la partita. Possedeva un camper molto grande, un Imperial Holiday Rambler, su cui aveva fatto scrivere il suo motto: "Giocherò contro ogni uomo, di qualsiasi provenienza, ogni gioco che lui conosce, per una qualsiasi cifra che io possa calcolare". Poi, più in piccolo, "purché ne abbia voglia".
Quando entrava in una sala da gioco, certo la sua presenza non passava inosservata. La sua personalità, infatti, si poteva definire spumeggiante, effervescente, come dimostrano le volte in cui ha giocato i mondiali di poker vestito da capo indiano (con tanto di piume) o con altri travestimenti. Insomma, era un gran simpaticone, molto amato anche dagli altri giocatori.
I campionati mondiali di poker
Pearson è l'unico giocatore ad aver partecipato a ogni edizione delle World Series of Poker, dal 1970 al 2005. Divenne campione del mondo nel 1973, mentre nei due anni precedenti fu entrambe le volte eliminato a un passo dalla vittoria, dovendosi accontentare del secondo posto. E dato che in quegli anni tutto il montepremi andava solo al vincitore del torneo, il risultato non lo rese certamente ricco. Nel 1971 si arrese a Johnny Moss, mentre l'anno dopo fu battuto da "Amarillo" Slim Preston.
Il rapporto tra Pearson e il poker in forma di torneo non sembrava molto proficuo, ma il 1973 cambiò la situazione e gli fece un eccezionale regalo, con il meritato titolo di campione del mondo, consentendogli, inoltre, di prendersi la rivincita con Moss, che l'aveva battuto due anni prima. Tredici i giocatori partecipanti (nulla a che vedere ad oggi), 130 mila dollari il montepremi, anche in quell'occasione tutto per il vincitore. Quell'edizione delle WSOP è anche ricordata come la prima ripresa dalle telecamere. Il merito fu di Amarillo Slim Preston, che dopo il successo dell'anno precedente, cominciò a partecipare ad alcune trasmissioni televisive, riuscendo a promuovere il poker nei confronti del grande pubblico. Prima dell'inizio delle WSOP, si malignava che Puggy l'anno precedente avesse perso apposta, per evitare (più che la pubblicità) la visita dell'ufficio delle tasse che proprio in quei tempi aveva cominciato a controllare i giocatori.
Ma quando si trovò ancora una volta al tavolo finale al voglia di emergere prevalse (a dimostrazione che quelle dell'anno passato, probabilmente, erano solo dicerie), stimolata anche dall'affrontare in poker heads-up finale l'antagonista Moss, che aveva già vinto due titoli in sole tre tornei. Pearson optò per una strategia di gioco molto aggressiva, l'unica che riteneva possibile per vincere su un avversario del genere. La sorte, però, sembrava favorire Moss, che in due occasioni riuscì a salvarsi. Un Asso al river gli fece realizzare un inaspettato tris, mentre un'altra volta chiuse (sempre al river) una doppia coppia superiore a quella di Puggy, prolungando la sfida. Puggy subì il colpo, ma non perse le motivazioni e continuò a mantenere alta l'attenzione. Il primo segnale di un cambio della sfida fu quando, con tre picche sul tavolo Moss effettuò una puntata molto alta, dopo aver già puntato al flop e al turn. Puggy per vedere, doveva mettere nel piatto tutte le sue fiches. Aveva ancora una volta doppia coppia, ma se il suo avversario avesse legato il colore la sfida sarebbe finita.
Un altro giocatore, ricordando la sconfitta precedente, sempre con doppia coppia, probabilmente avrebbe lasciato la mano, ma Pearson decise di vedere, scoprendo il bluff di Moss e portandosi via il piatto. Per la mano finale e quindi decisiva non si dovette attendere molto. Le carte personali di Moss erano K (cuori) e un J di picche, mentre Puggy aveva un Asso e un 7, entrambi a colore di picche. Il flop composto di Q-10 (picche) e 3 (cuori) diede speranza a entrambi i giocatori, che investirono tutto.
Scala bilaterale per Moss, 4/5 di colore per Puggy, che aveva il 65% di possibilità di vittoria. Turn e river non aiutarono Moss e Puggy poté finalmente diventare il nuovo campione del mondo di poker Texas Hold'em.
Dopo le WSOP
Pearson non si perse nessuna edizione delle World Series of Poker, ma non riuscì più ad ottenere eccezionali risultati, chiudendo la carriera con i quattro "braccialetti" conquistati tra il 1971 e il 1973, due dei quali nel Seven Card Stud, gioco che da molti è considerato quello in cui eccelleva di più.
Ma come detto, giocava abitualmente a ogni variante di poker e per questa sua grande versatilità (oltre che aver inventato il poker in modalità torneo) venne inserito nel 1987, nella "Hall of Fame of Poker". Nel 2005, durante le World Series of Poker, salì sul palco per cantare la sua canzone "The Roving Gambler" (traduzione, il giocatore nomade), nel quale prometteva di giocare contro chiunque, a qualunque gioco e per qualunque somma. Tutto il pubblico si alzò in piedi per tributargli una meritatissima "standing ovation". Morì' a Las Vegas (e dove altro), il 12 aprile del 2006, all'età di 77 anni.
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