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Una mano al Texas Hold'em tra Dwan e Esfandiari

texas holdem Chi vuole vincere troppo, infine perde tutto!
 
 Giocare piano quando si ha un punto molto forte in mano fa crescere il piatto ma può portare a risultati indesiderati
 La mano che analizziamo questo mese si é giocata nel 2009 durante un episodio dei programma Poker After Dark, trasmesso dall'emittente americana NBC. La presenza al tavolo verde di alcuni dei più grandi giocatori del mondo, che in più si sfidano con soldi in contanti e senza limiti (no limit cash), rende queste partite molto spettacolari e permette anche al giocatore alle prime armi di imparare alcune strategie di gioco e i trucchi del mestiere che hanno fatto la fortuna di questi grandi campioni.
  Nella mano che vogliamo analizzare al tavolo verde erano seduti sei giocatori che fanno parte dell'olimpo del poker professionistico: Tom Dwan, Antonio (The Magician) Esfandiari, Kenny Tran, Phil Hellmuth, Bob Safai e Phil Laak. A rendere interessante la mano in questione é stato lo scontro tra Dwan ed Esfandiari, scontro che è costato la partita a quest'ultimo.
 
 
 Due fattori importanti
 Questa mano evidenzia come ci siano due fattori che influiscono pesantemente sull'esito finale della stessa: la conoscenza dello stile di gioco dell'avversario (soprattutto quando si scontrano due giocatori professionisti) e la fortuna (sfortuna se la si guarda dalla parte di chi la mano la perde). L'americano Tom Dwan, che quest'estate compirà solo 24 anni, è uno dei giocatori più popolari del momento ed e ritenuto uno dei più aggressivi in assoluto di tutto il circuito. Questo ragazzo ha iniziato a farsi un nome inizialmente giocando online con il nickname Durrrr e diventando in breve tempo una vera e propria leggenda del poker su internet.
 
 Bravo nel leggere le mani, capace di andare all-in appena percepisce di avere il punto migliore, grazie alla sua aggressività è diventato uno dei giocatori più pericolosi da incontrare sia online sia al tavolo verde. Di sicuro Antonio Esfandiari, giocatore professionista americano di origini iraniane, conosceva molto bene le caratteristiche di Tom Dwan ancor prima di trovarselo di fronte nella mano che stiamo per analizzare e questo deve aver influito non poco sulla sua strategia di gioco.
 
 Antonio sapeva che il suo avversario e quel tipo di giocatore capace di puntare forte con nessun punto in mano e di andare all-in alla minima occasione. Il fatto di avere un punto secondo lui imbattibile l'ha portato a sviluppare una strategia di gioco lento (slow play) durante tutta la mano, una strategia fatta di puntate mai forti e addirittura di un check dopo aver visto la quarta carta girata sul tavolo (turn). Il fatto di sentirsi sicuro in ogni fase del gioco lo ha convinto di poter sfruttare a proprio vantaggio l'aggressività di Dwan.
 
 Il suo modo di comportarsi é stato perfetto, ma non ha tenuto conto di un fattore molto importante, spesso determinante, come in questo caso: la fortuna. La quinta carta girata dal mazziere (river) ha completamente ribaltato le sorti della partita a sfavore di Esfandiari che, senza saperlo, ha visto crollare tutta la sua strategia e ha trasformato alcune sue decisioni (che fino a quel momento erano sembrate perfette), in errori che si sarebbero potuti evitare.
 
 
 I rischi del check-raise e dello slow play
 Ad Antonio Esfandiari si può imputare il fatto di aver scelto una strategia rischiosa, quella dello slow play, portata avanti fino alla catastrofe finale. Con il tris che gli assicura il punto più alto al tavolo, almeno fino al river, Antonio fa delle puntate che sono un invito per gli altri giocatori a non abbandonare la mano. Il check-raise fatto dopo che il mazziere ha girato la quarta carta sul tavolo (turn), anche se non va a buon fine, e un altro chiaro indizio su quali siano state le sue intenzioni: guadagnare il più possibile da una mano che lui ritiene già vinta. L'atteggiamento di Dwan, che non rilancia sul flop, non fa altro che far crescere la sicurezza di Esfandiari.
 
 Quando poi il suo avversario, noto per la sua aggressività, decide di non puntare dopo che il mazziere ha girato la quarta carta (tum), il suo senso di imbattibilità raggiunge l'apice; per lui la vittoria a questo punto e sicura, qualunque carta verrà girata come ultima dal mazziere (river). Antonio Esfandiari viene punito dalla sua eccessiva sicurezza e dalla sua strategia, la stessa che curiosamente applica anche Tom Dwan, cambiando decisamente il suo stile di gioco. Con la coppia più alta al tavolo dopo che il mazziere ha girato le prime tre carte (flop), l'aggressivo Dwan decide anche lui di giocare slow play in modo da spillare la maggior quantità di dollari al suo avversario.
 
 Per questo motivo non rilancia mai e addirittura risponde a un check con un altro check dopo aver visto il turn. Il tris di donne che realizza con l'ultima carta (river) non determina cambiamenti nell'atteggiamento di Dwan che avrebbe rilanciato anche con la coppia di Donne come punto. Il river è la carta che decide la mano sorprendendo entrambi i giocatori, i quali pensavano di aver già vinto prima dell'ultima carta. Quando i due girano le loro carte private sul tavolo, l'atteggiamento di Dwan appare quasi imbarazzato mentre Esfandiari, sorpreso di aver perso la mano, dimostra tutta la sua classe con la frase: "Non c'è bisogno di chiedere scusa, questo è poker!".
 
 Vediamo come é andata la mano dal punto di vista di chi alla fine l'ha persa, Antonio Esfandiari. Il giocatore americano, ma di origini iraniane, si trova in posizione di piccolo buio (Small Blind) e quindi nel pre-flop ha già messo nel piatto 200 dollari. E' il penultimo a parlare e in mano ha una coppia, 7 di picche e 7 di quadri. Il primo a parlare al tavolo é Bob Safai che passa la mano, poi tocca a Tom Dwan che invece sceglie di rilanciare a 1.500 dollari. Dopo di lui e il turno di Kenny Tran che decide di chiamare la puntata di Dwan, segue Phil Laak, che passa serenamente la mano.
 
 Con una coppia non straordinaria in mano e di fronte a una puntata non esagerata, Antonio decide di chiamare la puntata di Dwan e di mettere nel piatto i restanti 1.300 dollari che mancano. L'ultimo a parlare e Phil Hellmuth, che è il grande buio (Big Blind) e chiama anche lui la puntata di Dwan. Con quattro giocatori ancora in corsa e un piatto che prima del flop e di 6.600 dollari, la mano promette di essere interessante e fondamentali diventano le prime tre carte che il mazziere si appresta a girare sul tavolo verde. Le tre carte del flop sono le migliori anche Antonio Esfandiari potesse desiderare: 2 di picche, 5 di fiori e, soprattutto, 7 di cuori. Antonio ha il punto più alto che possa esserci in quel momento al tavolo, tris di 7.
 
 Le altre due carte girate dal mazziere, il 2 e il 5, in questo momento non lo impensieriscono, il fatto che le tre carte siano di semi differenti e che difficilmente possano essere d'aiuto per un colore lo rende ancora più sicuro di sé. Esfandiari è il primo a dover parlare. Decide di puntare una cifra che possa essere invitante per i suoi avversari, che molto probabilmente hanno deciso di vedere il flop perché in mano hanno carte alte e quindi potrebbero voler mettere altri soldi nel piatto per vedere la quarta carta, quella del turn.
 
 E probabile che Esfandiari non disdegni neanche un rilancio sulla sua puntata, magari da un avversario che abbia realizzato una coppia; in tal caso sarebbe pronto a contro rilanciare pesantemente. In realtà la sua puntata di 3.300 dollari è sufficiente a far passare la mano a Hellmuth e Tran, mentre viene solo chiamata da Dwan, giocatore conosciuto per essere molto aggressivo. Il piatto prima del tum è di 13.200 dollari.
 
 La quarta carta che il mazziere gira sul tavolo, un 9 di quadri, é ottima per Esfandiari, che inizia a sentirsi imbattibile in questa mano. In questo momento sul tavolo ci sono quattro carte di semi diversi ed e molto difficile che il suo avversario possa avere qualcosa di meglio del suo tris di 7. Dwan potrebbe avere un punto migliore se in mano avesse due 9, in tal caso avrebbe un tris più alto di quello di Esfandiari, o se avesse un 6 e un 8, in tal caso avrebbe una scala. Sono due ipotesi che Antonio considera improbabili.
 
 E lui che deve parlare per primo e decide di giocare slow play, cercando forse di realizzare un check-raise. La sua strategia e quella di puntare poco o per niente, in modo tale da non spaventare l'avversario e far crescere il piatto. Conoscendo l'aggressività di Dwan, é probabile che si aspetti una puntata come risposta al suo bussare (check), e se ciò dovesse accadere é pronto a rilanciare pesantemente.
 
 A sorpresa Dwan non punta e bussa anche lui. Questo atteggiamento insolito da parte del suo avversario viene interpretato da Esfandiari come il segno che Dwan non abbia ancora un punto in mano e che stia cercando di realizzare un progetto o, più probabilmente, abbia in mano una doppia coppia o una coppia con carta di accompagnamento alta (kicker). Antonio non vede proprio come potrebbe perdere questa mano.
 
 La quinta carta girata dal mazziere sul tavolo verde e una Donna di cuori. Per Esfandiari nulla e cambiato. I punti che batterebbero il suo tris di 7 sono un tris di 9 e una scala, ipotesi già scartate al momento del turn, e un tris di Donne. Possibile che un giocatore aggressivo come Dwan non abbia rilanciato dopo il flop e poi abbia addirittura bussato dopo il turn con in mano due Donne? Esfandiari non ci crede ed e ancora sicuro di avere il punto più alto al tavolo. Deve parlare per primo e decide per una puntata molto simile a quella effettuata dopo il flop, una puntata che inviti il suo avversario a rilanciare per poi rilanciargli contro.
 
 Esfandiari a questo punto si aspetta un bluff da parte dell'aggressivo Dwan. Per questo motivo punta solo 6.500 dollari. Il previsto rilancio del suo avversario in effetti arriva, fino a 23.800 dollari. Tutto è andato come previsto da Esfandiari, che adesso deve decidere se chiamare la puntata di Dwan o rilanciare. Dopo un minuto e mezzo di riflessione va nientemeno che all-in (51.800 dollari), sicuro di aver smascherato il bluff di Dwan e speranzoso che nel caso il suo avversario abbia in mano una doppia coppia decida di chiamare l'all-in.
 
 Dwan in effetti chiama la puntata di Esfandiari e si assiste cosi ad un finale a sorpresa per entrambi i giocatori che, per motivi diversi, erano sicuri di avere una mano imbattibile prima del river. Dwan vince il piatto da 116.800 dollari con un tris di Donne contro un tris di 7. Che cosa ha sbagliato, se l'ha fatto, Esfandiari? I critici si sono divisi. C'e chi pensa che abbia giocato una mano perfetta e abbia perso solo per sfortuna. Le opinioni sono molto discordanti soprat- tutto sul check effettuato dal giocatore dopo aver visto la quarta carta girata sul tavolo.
 
 Per qualcuno ha fatto bene perché era molto difficile che Dwan potesse avere una mano migliore della sua e la situazione si prestava benissimo per un tentativo di check-raise. Per altri Antonio ha sbagliato a bussare sul tum. Giocare contro un avversario come Dwan non e mai facile perché la sua aggressività spesso lo porta a puntare e rilanciare con nessun punto in mano. Proprio il fatto che Dwan sia abituato a giocare senza avere il punto in mano avrebbe dovuto far riflettere Esfandiari sul fatto che il suo avversario potesse avere in mano ad esempio un 6 e un 8, e quindi una scala come punto.
 
 In realtà Dwan avrebbe potuto avere qualsiasi carta e quindi Esfandiari per chiudere la mano avrebbe dovuto puntare molto forte per farlo andare via invece di cercare di incassare un piatto ancor più consistente. Un errore che molti rinfacciano a Esfandiari nella condotta di questa mano é quello di aver deciso di andare all-in, malgrado il rilancio di Dwan. Effettivamente, se avesse deciso di chiamare la puntata di Dwan non avrebbe irrimediabilmente compromesso il resto della sua partita.
 
 
 PERCHE' TOM HA VINTO
 Tom Dwan ha vinto questa mano essenzialmente per un colpo di fortuna, ma non solo per quello. Il suo atteggiamento poco aggressivo, insolito per lui, é stata l'arma vincente. Dwan ha avuto più di una volta la possibilità di puntare o rilanciare in maniera pesante e se l'avesse fatto prima dell'ultima carta girata dal mazziere (river) é molto probabile che si sarebbe trovato di fronte a un rilancio o controrilancio molto cospicuo da parte di Esfandiari, che avrebbe anche potuto costringerlo a passare la mano.
 
 Con una coppia di Donne in mano, Dwan decide inizialmente di puntare solo 1.500 dollari. Con le tre carte del flop sul tavolo, Tam ha la coppia più alta e non immagina certa che Esfandiari abbia un tris. Quando il sua avversario punta 3.300 dollari, ci si potrebbe attendere che un giocatore aggressivo come lui decida di rilanciare, invece questo volta opta per un gioco slow play e decide semplicemente di chiamare. Dopo che la quarta carta é stata girata sul tavolo (turn), Dwan ha ancora la coppia più alta e quando il suo avversario decide di bussare lui fa lo stesso, pronto a chiudere la mano con la carta successiva, qualunque essa sia.
 
 Il tris di Donne che realizza con la quinta carta girata dal mazziere (river) non fa altro che confermare la certezza di una vittoria che Dwan non ha mai considerato in dubbio. Il rilancio sulla puntata di Esfandiari e l'andare a chiamare l'all-in dell'avversario appaiono a Tom come le conseguenze di una mano vinta già in partenza. Quando i due giocatori girano le loro carte e vede che ha vinto grazie al colpo di fortuna dell'ultima carta Dwan si rende conto che, anche se ha vinto, la sua strategia non é stata cosi perfetta come aveva immaginato.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 12 Luglio 2010 08:32)

 
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